Nella pittura deformalista l’astratto come scelta stilistica si fa carico di alcune funzioni che sono strettamente legate al contesto storico in cui viviamo oggi. E’ una dichiarazione di identità non algoritmica, un manifesto di resistenza alla profilazione estetica. Questo atto di indipendenza culturale accomuna sia l’autore dell’opera che colui che decide di esibirla nel contesto del proprio arredamento domestico. E’ qualcosa che va oltre il rapporto diadico autore-fruitore, rapporto estetico ed intimistico. Tende ad allargarsi per diventare un dispositivo relazionale rivolto a terzi, in parole semplici un manifesto/dichiarazione di singolarità e di autonomia culturale, di opposizione alla profilazione.
Opera astratta come opera opaca, resistente alle similitudini statisticamente suggerite, sfuggente ai cluster di consumo condiviso. Un’opera il cui senso sfugge ai like, un’opera che fa senso. Non compiacente, carica di mistero, che urla il diritto all’enigma. Una immagine che non crede nulla in cambio, che non traccia i tuoi dati biometrici mentre la guardi, indifferente ai tempi di attenzione, un presenza silenziosa che rivendica il diritto all’esistenza di un gusto libero perchè imperfetto.